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morti.
Disclaimer: questo post è intriso di retorica.
Negli ultimi anni mi sono reso conto con ribrezzo di me stesso di quanto indifferente io sia diventato alla morte.
Forse è perché ne sentiamo parlare tutti i giorni, in tutte le salse. è diventata una cosa come un’altra. nei film, nei telefilm, al tiggì, su internet. morti.
45 morti in medioriente. esticazzi? terremoto nelle filippine. esticazzi? guerra civile in somalia. esticazzi? incidente mortale sulla A1. esticazzi? amy winehouse. esticazzi? steve jobs. esticazzi? marco simoncelli. esticazzi? terremoto in turchia. (lavatomi la coscienza con qualche sms per accertarmi che i familiari di alcuni amici turchi stanno bene) esticazzi?
perché per me la morte è diventata normale? perché non mi fa più effetto? e non è l’accettazione dell’essere mortale. nient’affatto. io vedo e credo nella morte degli altri, ma fino a prova contraria io sono ancora vivo, e per quanto ne so sono immortale. crederò alla mia morte solo se e quando morirò.
non mi stupisco molto di chi rimane senza parole per “la morte di un ragazzo di 24 anni sempre sorridente” e magari non sa neppure che in turchia c’è stato un terremoto devastante ieri mattina. ormai è nell’ordine delle cose, certi fatti toccano più di altri. una volta non ne capivo il motivo, ora lo intuisco.
certi avvenimenti sono evitabili. dare gas per rimanere in pista forse non è stata una grande idea. come non lo è stata quella di costruire edifici traballanti in una zona altamente sismica. a chi diamo le colpe delle morti “insensate”? c’è sempre qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa. la velocità, la nebbia, l’anidride carbonica, la società, il cancro, dio, gli squali, i virus, la società, marilyn manson. uno cerca di farsi delle ragioni, di capire. oppure semplicemente cambia lo status su facebook, sostituisce l’avatar apple con quello di una moto urlando il suo dolore al mondo e poi va a raccogliere la verdura su farmville, in attesa che schiatti un altro personaggio famoso con cui entrare in empatia.
Questa spettacolarizzazione del dolore e della morte mi scandalizzava anni fa. ora mi indifferisce del tutto. ho smesso di stupirmi del perché certi omicidi hanno più attenzione mediatica di altri. del perché 217 morti in turchia (per ora) hanno un quinto dello spazio in prima pagina della morte [fotosequenza] di un ragazzo [twitter] di 24 anni [il video, l’intervista] sempre sorridente [i vostri messaggi]. è semplicemente perché quei turchi non li abbiamo mai visti sorridere. eran solo poveracci estremisti che taglian le mani a chi ruba e uccidono le sorelle se scopano prima di sposarsi. se lo meritavano, il terremoto, forse.
in questi giorni di lutti continui la morte è diventata solo un nuovo status su facebook, una notizia che lascerà spazio ad un’altra notizia. e tutto scivolerà via tranquillo come al solito.
mentre scrivo queste righe seguo il lavoro, butto un occhio ai social network, mi perdo nei giochini, controllo la mail. scrivo di cose serie e nel frattempo faccio altro, intriso anche io nello stesso sistema che tanto critico.
forse avessi saputo chi fosse marco simoncelli, prima di ieri mattina, oggi sarei più scosso. forse se l’epicentro del terremoto fosse stato ad istanbul (dove ho amici) invece che nell’anatolia orientale sarei stato più toccato [avrei voluto scrivere “scosso”, ma c’è un limite anche al cinismo. o forse no.]
O magari è semplicemnte un meccanismo di difesa. la morte in prima pagina mi fa dimenticare quanto fa male la morte di chi conta per me. svilisce il lutto, intacca la memoria. e sono io il primo a non voler dare a tutte le morti lo stesso peso.
e allora, in un giorno in cui tutti ricordano un ragazzo di 24 anni sempre sorridente che è morto facendo ciò che lo appassionava, io ne ricordo altri due, Claudio Chiaudano (1974-2006) e Beppe Chiaf (1969-2011). la cui morte è passata sotto silenzio. voi probabilmente non li conoscete, ma esiste google. non sapete che amavano quello che facevano ed amavano la vita. non sapete quando e come ridevano. non sapete che sono morti facendo ciò che li appassionava. non sapete che sono morti troppo presto. non sapete cosa hanno provato i loro familiari, i loro amici. non sapete un cazzo.
kendine iyi bak.









